Porto di Gioia Tauro e transizione ecologica

Porto di Gioia Tauro e transizione ecologica
L'Unione Europea ha messo l'ambiente al centro della sua agenda politica, ma cosa significa tutto ciò per il Porto di Gioia Tauro, uno dei principali porti di transhipment in Europa? La Direttiva UE 2023/959, mirante a ridurre le emissioni nel settore marittimo, rappresenta una sfida imponente per l'esistenza di questo importante hub.
 

La sfida ambientale

L'obiettivo dell'Unione Europea è ambizioso: ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e raggiungere l'azzeramento entro il 2050. Questa iniziativa è parte del pacchetto "Fit for 55", che coinvolge varie aree economiche, tra cui il settore marittimo. Il Porto di Gioia Tauro si trova ora di fronte a una sfida epocale per la sua esistenza. La direttiva europea prevede una tassazione sulle emissioni per navi di oltre 5.000 tonnellate, e ciò colpisce il porto in modo significativo.
 

Il rischio per Gioia Tauro

Questa direttiva colpisce il porto di Gioia Tauro, in quanto strutturato per il salpare di navi di grandi dimensioni, con escavatori profondi di 18 metri, unici in Italia. Questa situazione potrebbe mettere a rischio i posti di lavoro di 1600 dipendenti diretti e 4000 nell'indotto, in una regione con uno dei tassi di disoccupazione più alti d'Europa. La direttiva rischia di spingere le navi verso porti non europei, come Tanger Med in Marocco o Port Said in Egitto, creando un'opportunità per questi porti, ma un rischio per Gioia Tauro. Questo significherebbe che le emissioni continuerebbero ad affliggere il Mediterraneo, e il Porto di Gioia Tauro, l'unico porto europeo al centro del Mediterraneo, ne farebbe le spese.
 

Impatto delle nuove regole

La direttiva europea introduce un sistema di scambio di quote di emissione per il settore marittimo, simile a quanto è stato fatto per l'aviazione nel 2014. Tuttavia, queste nuove regole saranno applicabili solo dal 2024. Questo sistema tasserà le emissioni in base al tipo di nave e alla distanza percorsa, con un'attenzione particolare alle rotte intra-UE ed extra-UE.
 
Nel frattempo, un manifesto "per la difesa del porto di Gioia Tauro" è stato elaborato da comitati, cittadini ed attivisti. Questo manifesto esprime preoccupazione riguardo al futuro del porto e pone domande importanti sull'azione delle istituzioni e della politica italiana.
 
Cruciale anche il ruolo dei sindacati che sono preoccupati per il futuro del Porto di Gioia Tauro. Il porto è cruciale per l'economia della regione, rappresentando quasi il 50% del PIL privato calabrese e contribuendo in modo significativo all'occupazione. La possibile chiusura o ridimensionamento del porto avrebbe un impatto negativo sulla Calabria intera.
 
Non è rimasto indifferente nemmeno il Consiglio regionale della Calabria che, attraverso una mozione votata all'unanimità da tutti i consiglieri regionali sia di maggioranza che di opposizione, ha chiesto una deroga dalla direttiva ETS dell'Unione europea per evitare il depotenziamento del Porto di Gioia Tauro. La regione teme la perdita di posti di lavoro e investimenti.
 

La sfida per tutti

La protezione dell'ambiente è un dovere, ma è importante affrontare questa sfida in modo equo. Le nuove regole dell'UE devono essere riviste per evitare distorsioni nella concorrenza tra porti e garantire una transizione più equa.
 
In questo momento critico, il Porto di Gioia Tauro e la Calabria affrontano una sfida importante. Mentre l'Unione Europea cerca di ridurre le emissioni, è fondamentale trovare soluzioni che proteggano l'ambiente senza danneggiare l'economia e l'occupazione, specialmente in questa regione italiana. La questione del Porto di Gioia Tauro rappresenta un caso emblematico di come la politica ambientale europea possa avere un impatto diretto su comunità e posti di lavoro, un dilemma che richiede soluzioni bilanciate e sostenibili.
 
 
A cura di
 
Antonio Bianchino