Il Senato ha approvato la Commissione per il caso Orlandi-Gregori

Il Senato ha approvato la Commissione per il caso Orlandi-Gregori
Giovedì 9 novembre, dopo diversi rinvii e passati otto mesi dal voto favorevole della Camera, il Senato ha finalmente approvato quasi all’unanimità l’istituzione di una Commissione d’inchiesta parlamentare sui casi di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana, e Mirella Gregori, entrambe scomparse all’età di quindici anni, a un mese di distanza, nell’ormai lontano 1983. La Commissione, la cui istituzione è prevista dall’articolo 82 della Costituzione, si affiancherà alle indagini giudiziarie, sarà bicamerale e composta da venti parlamentari per camera, in carica fino al termine dell’attuale legislatura. In precedenza questo sistema si è occupato di mafia, ricostruzioni dopo grandi tragedie e sismi, terrorismo e vicende come il caso Moro e quello della loggia massonica P2. Più recentemente solo la Camera ha indagato le morti di Giulio Regeni e David Rossi
 
L’approvazione al Senato è stata condita da non poche critiche da parte di alcuni senatori contrari alla decisione, tra i quali Maurizio Gasparri e Pier Ferdinando Casini. “Voi pensate realisticamente che il Parlamento possa portare delle novità sconvolgenti rispetto ad indagini giudiziarie?”, così parla Casini prima di ammettere di volersi astenere da un voto che porterebbe secondo lui solo a una permeabilizzazione del Parlamento alle strumentalizzazioni politiche. Effettivamente ci sono state ben 37 Commissioni parlamentari negli ultimi 75 anni di storia, con una tendenza sempre più alta alla loro formazione in tempi recenti, ma non va assolutamente ignorato quanto il contributo di un organo simile per casi di portate tanto colossali possa essere prezioso per raggiungere una verità finale.
 
Del caso Mirella Gregori ad oggi si sa ben poco, ma attorno alla scomparsa di Emanuela Orlandi nel corso degli anni si sono costruite le più svariate teorie e si sono portati a galla elementi importantissimi per un eventuale risoluzione del caso, anche grazie a figure come quella del giornalista investigativo Andrea Purgatori, da sempre impegnato nel caso Orlandi e venuto a mancare recentemente. Tra le varie piste si è parlato di legami con i servizi segreti italiani, associazioni terroristiche e mafie locali, oltre a un legame tra Vaticano e Stato italiano. Proprio per questo motivo, oltre che per un semplice senso di empatia e di giustizia nei confronti di un’adolescente che uscita di casa non vi ha mai più fatto ritorno, è giusto che come contraltare alle indagini portate avanti dallo Stato Pontificio ci siano indagini volute dalle istituzioni italiane. 
 
Il 14 novembre Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, ospite durante la trasmissione Di Martedì di Giovanni Floris ha parlato proprio del legame Stato-Chiesa e di come la sua presenza fosse chiara alla famiglia già due mesi dopo la scomparsa della ragazza. Per Orlandi però l’approvazione della Commissione d’inchiesta è uno dei primi passi di riavvicinamento delle istituzioni al caso, che forse dopo quarant’anni anni potrà finalmente così subire delle virate nella sua risoluzione.

 

A cura di

Flavia Dominelli