Zerocalcare diserta il Lucca Comics, la scelta divide

Zerocalcare diserta il Lucca Comics, la scelta divide
Dal 14 ottobre al 5 novembre si è tenuto l’iconico Lucca Comics, festival dedicato alla cultura fumettistica e videoludica e nato con l’obiettivo di espandere e portare alla luce un corposo patrimonio culturale che nel nostro Paese vive ancora in netta penombra. In questa edizione, ha fatto breccia nella narrazione del festival una delicatissima questione legata alla scelta del noto fumettista Zerocalcare di non partecipare al Festival, mosso da ragioni profonde e meritevoli di approfondimento. Ma facciamo chiarezza. A fronte degli incessanti bombardamenti sulla striscia di Gaza, Zerocalcare ha deciso di distaccare la sua immagine da quella del Lucca Comics per via della presenza del patrocinio di Israele al festival. Questa sua decisione ha diviso nettamente l’opinione pubblica, e per più di qualche giorno la sua rilevante presa di posizione ha completamente fagocitato l’attenzione mediatica, spostando il dibattito riguardante il Lucca Comics più su aspetti politici che sui contenuti del Festival stesso. L’obiettivo di questo articolo è presentare asetticamente le argomentazioni di chi non ha condiviso la scelta di Zerocalcare e di chi, invece, l’ha appoggiata, cercando di sintetizzare le ragioni alla base delle due differenti posizioni.
 

Chi l'ha appoggiato

Tra i personaggi del mondo mediatico italiano che hanno sostenuto la disertazione di Zerocalcare vi sono stati anche alcuni colleghi del fumettista. Due tra tutti Vauro e Giacomo Bevilacqua, che sostengono che non sia possibile distanziare la politica dagli eventi culturali, che sono e devono essere impregnati di scelte, prese di posizione e una chiara linea politica. D’altronde, il fumetto (come tutte le forme d’arte) è politica, un pò come tutte le nostre azioni, e per Zero partecipare ad un evento che tace di fronte a ciò che accade a Gaza e che ospita il patrocinio israeliano sarebbe stato incoerente e ipocrita. È nota, inoltre, la forte vicinanza dell’artista romano alla questione palestinese: peraltro, durante la sua carriera si è spesso reso portavoce di svariate battaglie politiche ed era chiaro che di fronte ad una situazione come quella nata in Medio Oriente nell’ultimo periodo non sarebbe rimasto indifferente. Alcuni giornalisti hanno, tra le altre cose, criticato l’assenza di una presa di posizione da parte della stessa organizzazione del Lucca Comics e questa “non scelta” ha attirato notevoli critiche verso il noto Festival.
 

Le critiche

Non sono di certo mancate le critiche per la radicale presa di posizione del fumettista romano, soprattutto da parte di alcuni giornalisti, influencer ed esponenti di governo. Tra tutte, risultano interessantissime e meritevoli di approfondimento quelle espresse dal filosofo e divulgatore Riccardo Dal Ferro sul suo canale Youtube. In primis, egli sostiene che la scelta di Zero sia stata più una manovra di marketing che una vera e propria lotta politica, dato che quest’ultimo sapeva del patrocinio israeliano da molto prima rispetto alla prima data del Lucca Comics, ma ha deciso di rinunciare alla presenza esattamente il primo giorno della fiera, momento dal punto di vista della visibilità molto proficuo. Inoltre, la sua scelta ha posto in imbarazzo e ha quasi obbligato molti dei fumettisti ed artisti invitati a dover dare spiegazioni della propria presenza all’evento. Chiaramente l’obiettivo del fumettista classe ’83 non era quello di porre in situazioni scomode i suoi colleghi, ma la sua scelta - soprattutto per via delle tempistiche - ha creato caos e tensioni per tutta la durata della fiera. Sempre secondo Rick DuFer (nome d’arte), Zero avrebbe potuto gestire la sua seppur lecita scelta in maniera più silenziosa, senza mettere in difficoltà organizzatori e artisti presenti all’evento. Ultimo punto importante (confermato tra l’altro in un'intervista da Emanuele Vietina, direttore generale dell’evento), il patrocinio da parte dell’Ambasciata d’Israele è stato concesso in seguito alla scelta del Lucca Comics di dedicare una mostra e la copertina dell’edizione 2023 ad Asaf e Tomer Hanuka, artisti israeliani. Chiaramente ciò era stato concordato molto prima rispetto all’escalation delle tensioni a Gaza delle ultime settimane e, per correttezza e rispetto delle parti, Zerocalcare avrebbe dovuto specificarlo.
 
Chiarito come non vi sia una verità oggettiva della questione, l’artista romano ha avuto tutto il diritto di disertare il Lucca Comics. Sebbene le motivazioni della scelta possano risultare condivisibili, sarebbe stato ugualmente corretto affrontare la questione in modo meno caotico e con tempistiche differenti. La scelta di Zero e ciò che ha generato nelle successive settimane pone interessanti quesiti riguardo l’influenza e il ruolo degli artisti nella politica, oltre che sulla funzione degli eventi culturali verso ciò che accade nel mondo. È giusto che progetti come il Lucca Comics prendano posizione sulle questioni politiche e/o internazionali? È loro compito farlo? Sarebbe importante discuterne con maturità e mettendo da parte biechi schieramenti più inclini a un derby di calcio che all’approfondimento di temi complessi.
 
 
A cura di
Jacopo Dimagli