La rilevanza penale del saluto romano

La rilevanza penale del saluto romano
Gesto antico quanto dibattuto, il saluto romano, ancora oggi, è al centro del dibattito pubblico. Nostro obiettivo, in questa sede, è di affrontare il tema dal punto di vista giuridico, prendendo le mosse da una domanda molto semplice: è lecito? Se chiaro è l’interrogativo, molto più complessa è la risposta, richiedendoci di attraversare diversi interventi normativi e orientamenti giurisprudenziali e dottrinali.
 

Leggendo la Costituzione

Partiamo dal principio, che altro non è se non il seguito di una fine: quella del Ventennio fascista e della Seconda Guerra Mondiale. Infatti, leggendo la Costituzione repubblicana, possiamo osservare come i nostri Padri Costituenti abbiano affrontato con fermezza e decisione il tema della ricostituzione del PNF. Infatti, così recita la XII Disposizione Transitoria e Finale:
 
"È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista."
 
Il passo successivo, però, è domandarsi cosa si intende per partito fascista. Tra una visione prettamente nominalistica e formale ed una sostanziale, ci sembra opportuno accogliere la seconda. A prescindere dal nome e dalla apparenza, è fascista il partito che, concretamente, ha l’obiettivo di portare avanti l’ideologia del Duce.
 

Fonti primarie: dalla Legge Scelba alla Mancino

Scendendo di un gradino, nell'immaginaria piramide Kelseniana delle Fonti del Diritto, tra gli interventi legislativi è apripista e fondamento la Legge 20 giugno 1953, n. 645, anche nota come Legge Scelba, che ha previsto i reati di apologia di fascismo, art. 4, e di manifestazione o esposizione di simboli riconducibili al disciolto Partito Fascista, ovvero di organizzazioni naziste, art. 5.
 
Segue, poi, nel 1975, la Legge Reale, di ratifica della convenzione internazionale di New York sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, assorbita successivamente dalla Legge Mancino, n. 205 del 1993.
 
Si è voluto, con quest’ultimo intervento, sanzionare penalmente le condotte di propaganda delle idee fondate sulla superiorità della razza e di istigazione a commettere violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, anche se non legate alla dottrina fascista.
 

Saluto romano come violazione della Legge Scialba

Nella cornice sopra riportata, si colloca il nostro ragionamento. Le sentenze della Corte Costutuzionale n. 1/1957 e n. 74/1958, esprimendosi sul tema, hanno affermato che non basta che le condotte di cui agli artt. 4 e 5, come il saluto romano, siano astrattamente qualificabili come apologia di fascismo e manifestazioni fasciste.
Bisogna anche che il fatto trovi nel momento e nell’ambiente in cui è compiuto circostanze tali da renderlo idoneo a provocare adesione e consensi e a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste.
 
Si tratta di un reato di pericolo concreto. Nel caso in cui non si ravvisi un'effettiva capacità offensiva del bene protetto dalle sopracitate norme penali, è la libertà di manifestazione del pensiero, di cui agli artt. 21 della Costituzione e 10 della CEDU, che deve prevalere.
 

Saluto romano come violazione della Legge Mancino

Nel 2019 la Corte di Cassazione è stata investita della questione inerente il saluto romano e la conseguente violazione dell’art. 2 D.L. 122/1993, che punisce:
 
"Chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654."
 
Nella sua sentenza, la Corte ha ritenuto che si trattasse di un reato di pericolo astratto, nel quale basta verificare la mera sussumibilità del fatto nella fattispecie, a nulla rilevando le circostanze concrete.
 

Il conflitto tra concreto e astratto

Riassumendo, da un lato abbiamo l’art. 5 della Legge Scelba, che descrive un reato di pericolo concreto: le manifestazioni fasciste. Dall’altro, l’art. 2 della Legge Mancino, che descrive un reato di pericolo astratto: l’esibizionismo razzista. Fare un saluto romano in pubblico può rilevare per entrambe le norme.
 
Ma esse in che rapporto sono?
 
Alcuni affermano che la seconda sia speciale rispetto alla prima, altri, invece, che l’una riguardi solo condotte fasciste e che l’altra abbia, di conseguenza, un ambito applicativo diverso.
 
A dare una risposta, legata a fatti di stringente attualità, è stata la Cassazione a Sezioni Unite con l’informazione provvisoria n. 1 del 18 gennaio 2024.
 
In essa si afferma che:
 
"Tra i due delitti non sussiste rapporto di specialità e possono concorrere sia materialmente che formalmente in presenza dei presupposti di legge."
 

Conclusioni

Giunti alla fine delle nostre riflessioni, quale risposta diamo all’interrogativo che le ha aperte? È lecito fare il saluto romano in pubblico, come avvenuto a Milano di recente?
 
Ci sembra di poter affermare, in modo obiettivo, che, sulla scorta dei dati normativi, giurisprudenziali ed ermeneutici di cui disponiamo, la soluzione sia in senso affermativo, qualora non si ravvisi un pericolo concreto.
 
Vero è che, comunque, un fatto del genere potrebbe integrare anche la fattispecie di cui all’articolo 2 della Legge Mancino.
 
Al giudice l’ardua sentenza.
 
 
A cura di
Matteo Di Pietro