Navalny e il Mezzogiorno contro Putin

Navalny e il Mezzogiorno contro Putin

Negli ultimi anni ha forse perso il suo appeal verso il pubblico, ma il genere “western” rappresenta per tanti un’immaginario imprescindibile, fatto di pistoleri solitari, lande desolate ed epici duelli, fatti di sguardi tesi e fronti madide di sudore, sotto il sole rosso e alto del mezzogiorno. Ed è proprio a mezzogiorno, davanti ai consolati russi di tutto il mondo, che Alexei Navalny ha lanciato la sua ultima sfida a Vladimir Putin, nell’ultimo giorno delle elezioni che avrebbero dovuto segnare l’ennesima grigia incoronazione per l’anziano dittatore. Probabilmente Putin pensava che la morte di Navalny avrebbe rappresentato la fine di ogni speranza di libertà in Russia ma si sa, come ci ricorda il protagonista mascherato di V per Vendetta, le idee sono a prova di proiettile. Non a caso, migliaia di persone hanno deciso di aderire a quello che è stato chiamato il “Mezzogiorno contro Putin”, recandosi a votare alle 12 in punto, affollando improvvisamente i seggi e colmando col dissenso le urne mezze vuote della messinscena democratica del Cremlino. 

Uno straordinario gesto di resistenza nonviolenta, l’ultima beffarda trovata di Navalny per riaccendere il fuoco della speranza in una Russia diversa. 

I Radicali naturalmente non potevano stare a guardare in una simile occasione e anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di dare il nostro contributo. 

All’inizio della guerra, come tanti, eravamo rimasti colpiti nel leggere che il noto gruppo di hackerAnonymous” era riuscito a trafugare più di un milione di indirizzi e-mail di cittadini russi. Nelle mani giuste, questo patrimonio di indirizzi poteva diventare uno strumento estremamente efficace per fare breccia nel monolitico regime del Cremlino, che con la propaganda ha chiuso l’opinione pubblica all’interno di una cupola apparentemente impenetrabile.

Sui forum del dark web siamo riusciti a risalire a questi dati ma anche a tanti altri, per un totale di quasi 2 milioni di indirizzi e-mail, un impensabile megafono per la nostra voce eretica e dissidente in una terra dominata dalla tirannia e dall’oscurantismo. Mandare un numero così elevato di e-mail però non è semplice e il rischio di essere bloccati istantaneamente dalle segnalazioni ci ha imposto qualche accorgimento. L'indirizzario è stato pertanto diviso in blocchi di 100mila account ai quali sarebbe stato fatto un invio di massa.

Con l’aiuto della Comunità dei russi liberi, che qui in Italia rappresenta fieramente quella Russia che non vuole piegarsi, abbiamo lanciato un’operazione di mailbombing, riempiendo le caselle postale di migliaia di ignari cittadini russi con un messaggio: a mezzogiorno davanti al seggio. 

Naturalmente le autorità russe non ci hanno messo molto ad individuarci, ma la nostra attività è riuscita ad andare avanti a lungo, permettendoci di inoltrare il messaggio a ben 500mila account prima di essere fermati.

Sabato e domenica scorsa anche noi eravamo a Roma e a Milano, davanti all’ambasciata e al consolato russo, per denunciare l’illegalità delle elezioni russe e costituire un piccolo presidio nonviolento a difesa di coloro che avevano intenzione di recarsi a votare per esprimere il proprio dissenso. Ma alle ore 12 di domenica a difendere il voto libero e democratico c’era un’oceano di persone, sopratutto giovani, venute ad esercitare il proprio diritto con orgoglio, sotto il sole alto del mezzogiorno di fuoco contro Putin.

 

A cura di 

Pietro Borsari