De Laurentiis e Lotito, la rivincita dei presidenti più odiati

De Laurentiis e Lotito, la rivincita dei presidenti più odiati
L'Italia ha un rapporto viscerale, autentico, romantico, addirittura quasi "malato" con il calcio. Lo sport nazionale per eccellenza appassiona e anima le discussioni dei tifosi in tutta la Penisola. Ma, indubbiamente, ci sono città che vivono, si nutrono, respirano di football un pò più di altre.
 
Prendiamo in esame due città non esattamente insignificanti. La Capitale, Roma. E Napoli, simbolo e centro culturale e commerciale più importante del Meridione. La passione dei romani per le due anime capitoline, quella giallorossa e quella biancoceleste, sono arcinote. Così come è conosciuta, amata e odiata (lì sono punti di vista) la simbiosi tra gli Azzurri campioni d'Italia ed il popolo partenopeo. Già, campioni d'Italia. Il Napoli ha vinto lo scorso campionato con merito, grazie alla forza della squadra allenata da mister Spalletti e dalle mosse economiche e quasi "politiche" dell'istrionico presidente Aurelio De Laurentiis. Odiato ed inviso per anni dalla tifoseria azzurra, il numero uno partenopeo si è rifatto, con gli interessi.
Istrionico come il collega Claudio Lotito, presidente della Lazio, a Roma. Un altro decisamente conosciuto nel "salotto" calcistico e negli ambienti politici a questo legati. Un altro inviso alla propria tifoseria, quella laziale. Un altro che si è rifatto... con gli interessi.
 
Dai fischi a De Laurentiis al tricolore.
Da "Libera la Lazio" al secondo posto in classifica, con qualificazione in Champions League annessa. 
Lo scorso campionato si è chiuso con due squadre appartenenti a città ben lontane dal Po. Non esattamente qualcosa di usuale, nella storia del nostro calcio...
Napoli campione, Lazio seconda. E' la rivincita, dura da digerire per molti, di Aurelio De Laurentiis e Claudio Lotito.
Due presidenti "vecchia scuola": soldi ed investimenti per le squadre, ma sempre con un occhio vigile sulle spese e sulle entrate; nomi di giocatori presi sul mercato molto poco "cool" e parecchio funzionali; pugno di ferro con gli atleti dissidenti; ingaggi congrui; poche pazzie, pochi acquisti folli, zero compromessi, rare frasi distensive con le tifoserie. Insomma, non l'identikit di presidenti amati dai propri ultras.
 
Eppure, dopo anni di contestazioni, striscioni e addirittura minacce, ecco i risultati vincenti. Il Napoli giocherà il prossimo anno con lo Scudetto sul petto, grazie anche e soprattutto a nomi poco blasonati... ma solo nel momento del loro acquisto. Parliamo di gente del calibro di Kim, Kvaratskhelia, Lobotka, Osimhen. Giocatori per i quali ora servono fortune, presi tutti a cifre inferiori rispetto al valore attuale. 
Che dire poi del pugno di ferro lotitiano contro le offerte monstre, negli anni, per l'ex (da poco) Sergej Milinkovic Savic? E dei giocatori semisconosciuti presi in giro per l'Europa (specie dell'Est) grazie all'uomo di fiducia Tare?
De Laurentiis prese il controllo del Napoli dopo tanti anni tra Serie C e B della squadra partenopea. Situazione, poi, non certo idilliaca dalle parti di Formello ai tempi del prelievo di Lotito, con la società biancoceleste salvata da un clamoroso fallimento.
E' innegabile: è la rivincita dei due, istrionici, presidenti azzurri e biancocelesti. I quali, dopo anni, hanno portato trofei e soddisfazioni in campo... con i bilanci in ordine, senza ombra di debiti. Non un dettaglio nel calcio pieno di milioni - e di debiti - dei nostri giorni.
 
 
A cura di
Giacomo Novelli