Il nuovo calciomercato: ma è davvero tutta colpa degli arabi?

Il nuovo calciomercato: ma è davvero tutta colpa degli arabi?
Il calciomercato ha aperto ufficialmente i battenti da poco meno di un mese, anche se già da giugno rumors e notizie di trattative sono stati all'ordine del giorno.
Un mercato che si sta caratterizzando, e non è una novità purtroppo, per un impoverimento sempre più accentuato della Serie A. Meno campioni, meno stelle, meno appeal per il campionato del Belpaese. Mentre a rinforzarsi ecco la solita Premier League, sempre più 'SuperLega domestica'. Non ci sono però solo gli inglesi a farla da padrone...
 
Abbiamo visto come in queste settimane sempre più campioni abbiano scelto e accettato le avances e i milioni (tanti, tantissimi) provenienti dall'Arabia Saudita. Da Benzema ad Henderson passando per i 'nostri' Brozovic e Milinkovic Savic: sono davvero tanti gli atleti che hanno deciso di seguire Cristiano Ronaldo nel torneo saudita. Già, CR7... ricordate il suo pronostico di pochi mesi fa? "La Saudi League sarà presto tra i cinque campionati più famosi del mondo". E giù tutti a ridere. Forse il portoghese ex Manchester United, Real Madrid e Juventus non aveva esattamente tutti i torti...
 
Abbiamo quindi imparato a conoscere (e li impareremo ancora meglio) i nomi delle squadre del campionato d'Arabia. Al-Ittihad, Al Nassr, Al Hilal... uno scenario impensabile fino a pochi anni fa. Squadre nuove e società super ricche stanno attirando sempre più campioni, in barba ai tradizionali club del Vecchio Continente. La critica degli addetti ai lavori è subito montata: il governo saudita - colui che materialmente decide gli obiettivi delle varie squadre del campionato - sta rovinando il calcio. Il calciomercato è inquinato dagli arabi... ma è davvero così?
 
Eppure fino a pochi anni fa avevamo lo strapotere delle squadre cinesi a dominare sulle altre realtà emergenti. Il Paese asiatico cercò, proprio come l'Arabia oggi, di aumentare la propria attrattività calcistica a suon di milioni, salvo poi rivelarsi un enorme buco nell'acqua. E che dire dell'MLS a stelle e strisce? Tanti campioni sono volati Oltreoceano alla fine della loro carriera, come un certo Leo Messi nella sessione in corso. Ma era così anche nel recente passato, vedasi Beckham e Pirlo, o, andando più indietro nella storia, addirittura Pelè: 'O' Rey' appese gli scarpini al chiodo dopo l'esperienza con i Cosmos di New York.
 
Insomma, i soldi dei campionati "esotici" ci sono da sempre e questa non è una novità.
 
Cosa sta inquinando allora il football? Forse la mancanza di bandiere? Non proprio. Per esempio sta facendo molto parlare la trattativa Lukaku-Juventus o l'ingaggio di Cuadrado da parte dell'Inter, ma forse in pochi ricordano l'esperienza bianconera di Altobelli o gli anni in nerazzurro di Collovati.
 
In conclusione: cosa è dunque cambiato? Cosa sta inquinando il calcio? Gli arabi, la mancanza di bandiere? Cos'altro?
La risposta è molto più semplice: i tanti, troppi soldi immessi nel circuito di questo sport. Siano essi arabi o americani. Pecunia non olet.
Il trasferimento di Gareth Bale dal Tottenham al Real Madrid, quel famoso affare che distrusse il "muro" dei 100 milioni, è diventato un boomerang che non accenna a fermarsi. Affari con cifre astronomiche, procuratori sempre più potenti e influenti, volontà degli atleti sempre primaria rispetto alle esigenze dei club.
 
Occorre mettere un freno. Uno molto più convincente dell'inefficace Fair Play Finanziario imposto (a targhe alterne) dalla UEFA. Ed occorre farlo prima che sia troppo tardi; prima che il denaro prenda il sopravvento sullo sport, trasformando il calcio in quello che non dovrebbe essere. Un mero e asettico business.
 
 
A cura di
Giacomo Novelli