La linea sottile tra storiografia e revisionismo

La linea sottile tra storiografia e revisionismo
Nell’immaginario comune, il termine “revisionismo” assume un’accezione tutt’altro che positiva: per necessità politica si è spesso disposti a tutto, persino a distorcere l’andamento della storia. La tendenza al revisionismo trascende l’ideologia di riferimento: la praticano indistintamente politici di destra, di sinistra, di centro e “non allineati”. L’uso politico dei fatti storici, veri o inventati di sana pianta, non è quindi una novità; spesso, anzi sempre, ciò che distingue una panzana da un racconto storiografico accurato sono le fonti, primarie o secondarie che siano, che possono vanificare ore e ore di mero chiacchiericcio in un istante. Ad esempio, è molto difficile strumentalizzare un fatto storico come l’Olocausto, proprio in virtù della quantità e della qualità delle fonti che possediamo a riprova del più grande genocidio nella storia dell’umanità, sul quale quindi non vi può essere alcun dubbio; nella maggior parte dei casi, oggetto di contestazione sono avvenimenti storici su cui vi è una documentazione scarsa, frammentaria, o magari anche ricca a sufficienza ma poco nota al grande pubblico.
 
Appurato tutto ciò, come vi comportereste davanti a due interpretazioni radicalmente opposte di uno stesso avvenimento storico, entrambe fondate su solide basi? Nulla di sbagliato, solo diversità di vedute e selettività nella scelta delle fonti, da cui traspare il diverso background politico di due storici. Sul passaggio di Gorizia all’Italia del settembre 1947, ad esempio, gli storici Tenca Montini - filo slavo - e Raoul Pupo - filo italiano - raccontano la storia da due punti di vista totalmente diversi. Il primo ci scrive come “i più gravi incidenti si erano verificati nella zona restituita all’Italia, a Gorizia, dove si fece ricorso alla violenza per colpire gli sloveni, soprattutto quelli politicamente attivi, in modo da indurli ad abbandonare la città”; il secondo che “lo schema è il medesimo in tutta la zona A sottoposta all’amministrazione anglo-americana, là dove garantire il pluralismo significa in primo luogo che il monopolio della violenza detenuto dalle organizzazioni comuniste viene progressivamente eroso dalle squadre italiane”. Tutto lecito: ogni ricostruzione ha come correlato una differente soggettività storiografica. Il confine lo tracciamo qua, la conclusione è la seguente: gli obiettivi della storia - ricostruzione razionale del passato ed educazione alla complessità - spesso non coincidono con le necessità della politica, e ciò porta al revisionismo storico. D’altro canto, l’oggettività assoluta non esiste, ed è perciò impossibile dare una lettura completamente imparziale dei fatti, tanto che a volte capita che due pubblicazioni sullo stesso tema, entrambe valide, offrano due letture completamente diverse: lì starà a voi trarre le vostre personalissime conclusioni, naturalmente senza negare la verità storica. La linea è molto sottile, quindi testa, occhio e fiuto per il futuro.
 
 
A cura di
Pablo De Ciantis