Politica ovunque: da Sanremo all'Eurovision, perché non parlarne?

Politica ovunque: da Sanremo all'Eurovision, perché non parlarne?
Ve lo ricordate lo scorso Sanremo? La vittoria forse un po’ scontata di Mengoni, l’inaspettato secondo posto di Lazza, il trio inedito Morandi-Al Bano-Ranieri, il ritorno di Paola & Chiara, la “rivincita” di Tananai… un’edizione, quella del 2023, riuscita nell’impresa di reinventare in chiave moderna un format sulla via della decomposizione, riesumare vecchie glorie del passato, rompere intelligentemente la quarta parete e integrare alla perfezione i nuovi talenti - che tanto nuovi non sono più - della musica italiana. Sanremo esce finalmente dalla bolla tradizionalista e musicalmente conservatrice cui era relegato, merito anche di Amadeus, conduttore, volto del festival dal 2020, capace di individuarne i difetti e correggere il tiro anno dopo anno, edizione dopo edizione. 
 
Potrà non piacere, ma il miglioramento è evidente, il pubblico annota e premia: il successo di Sanremo 2023 è anche nei numeri, con uno share nella prima parte della serata finale (h 21.25 - 23.54) del 62.7%, uguale a 14 milioni e 423 mila spettatori. Al di là comunque delle mie o delle vostre considerazioni personali, supportate o meno dai fatti, ciò che rimane dell’edizione passata è ben altro: Sanremo 2023 non ce lo ricordiamo di certo per gli inediti in gara, per gli sketch comici più o meno riusciti o per la tremenda marchetta a Poltronesofà; ciò che rimane di Sanremo 2023 è il carattere fortemente politico del Festival, dai monologhi delle co-conduttrici alla lettera di Zelensky, passando per il siparietto tra Fedez e Rosa Chemical e altro ancora. Sanremo è sempre stato costellato da scandali politici, ma non è assolutamente un’eccezione in tal senso.

 

L’esempio dell'Eurovision

Prendiamo in esame l’Eurovision Song Contest, famoso tra progressisti e conservatori, trasversale a ogni schieramento: nasce più tardi di Sanremo, 5 anni dopo per la precisione, ma fin dai primi giorni la connotazione politica è evidente: un contest nato per promuovere l’amicizia fraterna tra popoli, dal forte stampo europeista e federalista; ancora nella sua fase embrionale, di lì a poco sarebbe diventato uno degli eventi più attesi in Europa, fino ai giorni nostri, dove, per fare un esempio, l’edizione organizzata in Italia nel 2022 ha totalizzato la bellezza di 161 milioni di ascolti nei 34 Paesi che hanno reso disponibili i propri dati su di essi. Trasversale sì, ma non per questo apolitico: lo conoscono tutti, lo guardano tutti, è apprezzato dalla stragrande maggioranza delle persone, eppure non manca di prese di posizione dure, talvolta controverse, da parte di partecipanti e spettatori. Alcuni episodi degni di nota: il trionfo ucraino nel Belpaese sulla scia dell’indignazione pubblica; la Turchia che esce dal Contest nel 2013 in disaccordo con alcuni punti del regolamento;We don’t wanna Put in” degli Stephane & 3G, contro il presidente Putin e l’invasione russa della Georgia (2009); ancora più indietro, edizione del 1982, ospita Londra nel pieno della guerra delle Falkland, e la Spagna porta sul palco un tango argentino. Dunque l’ESC è sempre stato teatro politico, non solo artistico, dalla presa di posizione sui conflitti del mondo fino al sempreverde dibattito sui diritti civili; è ancora oggi l’incarnazione dell’opinione pubblica europea, magari privo di valenza statistica, ma sicuramente indicativo dell’aria che tira nel Vecchio continente.
Come si tiene fuori la politica se le premesse sono queste? 
 

 

Fare politica è inevitabile

Spettacolo e politica vanno di pari passo: Sanremo e l’Eurovision sono entrambi lo specchio di due società, l’uno di quella italiana, l’altro dell’agglomerato Europa, e ne riflettono i valori, le contraddizioni, i difetti… trovi la politica al festival della musica italiana, tra le battute di Colorado, ma anche da Ulisse di Alberto Angela. È differente nella forma: nel caso dell’Eurovision la connotazione politica è esplicitata tanto dai partecipanti quanto dai telespettatori, nel caso di Alberto Angela magari attraverso qualche riflessione personale del noto divulgatore formulata sulla base dei fatti storici. E tuttavia, nella sostanza sempre di politica parliamo, sempre politica stiamo facendo
 
La politica è sempre stata ovunque, ben oltre il solo mondo dello spettacolo: è presente nelle opere letterarie che hanno fatto la storia, in maniera più o meno esplicita; è presente nell’arte, nei dipinti, permea diversi aspetti della nostra esistenza. Ogni scelta che prendiamo è politica, ogni decisione è in qualche grado ideologicamente motivata. Inquietante se ci pensate, quindi meglio farci del bene e smettere di pensarci: accettiamo la politica come consuetudine, continuiamo come abbiamo sempre fatto a fare politica inconsciamente e tutto andrà bene. E alla prossima polemica a Sanremo, voltiamo pagina o, se di nostro interesse, sviluppiamo un’idea e prendiamo parte al dibattito, ma senza considerare il tutto un’anomalia rispetto allo spirito della competizione.
 
 
A cura di
Pablo De Ciantis