L'intervista all'On. Fabrizio Benzoni

L'intervista all'On. Fabrizio Benzoni
Eletto alla Camera dei Deputati per la XIX legislatura, l'On. Fabrizio Benzoni è segretario provinciale di Azione a Brescia, Commissario di Azione in Lombardia e al terzo mandato da consigliere comunale di Brescia. Numerosi punti toccati nel corso di un'intervista che, partendo da una breve parentesi sul conflitto tra Hamas e Israele, si è poi spostata su alcuni dei principali temi del dibattito politico nazionale. A seguire la versione integrale.
 
 
Il conflitto tra Israele e Palestina - d'immensa complessità per storia e situazione attuale - ha generato un dibattito da stadio, permeato da una spesso banalizzante e irragionevole polarizzazione. Come si pone rispetto a quest'ultima? 
 
Al momento la questione non è relativa al conflitto tra Israele e Palestina, bensì all'attacco sferrato da Hamas, un'organizzazione terroristica anti-semita che non coincide con il popolo palestinese e, soprattutto, che non persegue gli interessi di questi ultimi. Quanto avvenuto non può essere in alcun modo giustificato rispetto al conflitto israelo - palestinese, all'occupazione, ai due popoli, ai due stati. Stiamo parlando di una cosa diversa, Hamas ha fatto un atto terroristico e su questo non possiamo non condannarlo.
 
 
Sul tema immigrazione ha più volte attaccato il populismo della destra e l'accoglienza generalizzata della sinistra: ma in cosa consiste concretamente il superamento di tale binomio? 
 
Consiste nel guardare questo fenomeno come un fenomeno complesso, che non farà altro che peggiorare nei prossimi anni sia per i conflitti che riguarderanno il mondo, sia perché ci aspettiamo che nei Paesi non occidentali la popolazione raddoppi nel corso dei prossimi 20 anni. Questi fenomeni sono sicuramente da considerare e non è un problema che si risolve con gli slogan: da un lato bisogna smettere con il buonismo di dire "accogliamoli tutti" perché il nostro paese e il nostro continente non sono in grado di farlo; dall'altro, bisogna smettere di dire "blocco navale e porti chiusi", perché, come sta dimostrando questo Governo - che su questi slogan si era basato -, non è possibile attuare tali misure. Il tema è principalmente superare gli 'accordi di Dublino', quindi ragionare per nuovi accordi con l'Europa per gestire insieme ad essa un fenomeno che non può essere scaricato solo all'Italia, il primo paese d'arrivo. Vi è poi ciò che si dice da tanti anni e che ancora non accade, cioè incentivare le quote aperte d'immigrazione in un altro paese, soprattutto per quelle figure che hanno delle competenze lavorative che vanno nella direzione che il Paese si aspetta. Dunque cercare di indirizzare il fenomeno verso una regolarizzazione che favorisca lavoro, formazione e un percorso d'integrazione al nostro paese e da lì cercare di superare questo dato. Devo dire che la premier sta visitando con impegno i Paesi da cui provengono questi immigrati, anche se - un pò per l'attuale debolezza politica, un pò per la debolezza politica dei paesi di provenienza - non stanno funzionando neanche gli accordi che si stanno facendo, vedasi la Tunisia. 
 
 
In qualità di membro della commissione permanente 'Attività produttive, commercio e turismo' e a fronte di una significativa conoscenza del settore, come valuta la campagna 'Open to Meraviglia'? Crede che la strategia del virtual influencer possa risultare vincente nel lungo termine o ritiene l'investimento inadeguato?
 
Open to Meraviglia è secondo me uno scandalo di questo paese per le modalità, i costi e per quello che ha prodotto nel corso di quest'anno. Non vediamo l'ora che il Ministro possa venire in commissione - lo sta rimandando da settimane - a riferire sui dati turistici dell'estate, ma in generale non potremmo che non essere soddisfatti di una campagna che, oltre ad essere stata polemica dal punto di vista comunicativo, è rimasta ferma nelle settimane più importanti del turismo italiano. Non ha visto un effetto di collegamento rispetto a quello che è l'incoming e la promozione turistica nel mondo, ossia quello che ci aspettavamo. Una campagna che è stata molto costosa e non ha prodotto risultati nella prima estate in cui abbiamo visto spiagge vuote non solo a causa inflazione, ma anche per via di una promozione sbagliata. Questo governo inizia a scricchiolare anche sul tema del turismo. 
 
 
Azione, come testimoniato dalla petizione lanciata a febbraio e dal tour iniziato il 18 ottobre, è da tempo favorevole all'introduzione del nucleare in un disegno di mix energetico. I maggiori dubbi sembrano essere connessi ai tempi di realizzazione (delle centrali, ndr), eppure Lei e il Suo partito indicate questa come unica via per il raggiungimento delle famose emissioni zero entro il 2050: chi si sbaglia e perché? 
 
Nessuno si sbaglia. È una visione che noi portiamo con dati tecnici. Ieri sera a Milano abbiamo fatto una grande manifestazione su questo tema proprio per raccontare come ci sono due aspetti importanti: uno, come detto, è il raggiungimento degli obiettivi dei Next Generation EU prima e di Fit for 55 poi, che l'Europa ci impone in termini di decarbonizzazione e riduzione delle emissioni di anidride carbonica: questi obiettivi sono raggiungibili solo ed esclusivamente inserendo all'interno del mix energetico il nucleare. Il secondo aspetto è che tale inserimento - che non esclude l'investimento sulle rinnovabili, comunque insufficienti per varie ragioni - ha un costo complessivo che è di circa 700 miliardi in meno rispetto alle sole rinnovabili. Una parte del costo delle rinnovabile sarebbe quella tecnologia di accumulo cui oggi nessuno parla e che ha ancora delle difficoltà. Quando non c'è il vento e quando non c'è il sole l'energia da qualche parte deve arrivare. Oggi compriamo per una parte il nucleare all'estero, per un'altra ci affidiamo all'Old Economy, dunque a produzioni inquinanti: il nucleare è l'unica strada. In realtà, anche sui tempi, le ultime centrali costruite in Europa - anche se l'Europa è un pò indietro rispetto al resto del mondo - hanno visto dei tempi di realizzazione medi di 7 anni. Anche immaginando che in Italia con la sua burocrazia sia più complicato, 10 o 12 anni sarebbe comunque un tempo accettabile e ciò vuol dire che da qui al 2050 l'obiettivo è assolutamente raggiungibile con la tecnologia attuale. È una tecnologia di terza generazione con la quale, come si può vedere nel resto del mondo, si ottengono centrali dieci volte superiori interministeriali di sicurezza a quelle di prima. Credo che questo aspetto non sia confutabile, i dati non sono orientabili. È per forza necessario inserire una parte di nucleare nel mix energetico, ma fortunatamente l'ha anche detto il Parlamento che, attraverso le risoluzioni, l'ha inserito nelle risorse energetiche necessarie per raggiungere gli obiettivi. La differenza è che noi sosteniamo che già oggi la tecnologia di terza generazione è oggi in grado di essere un progetto attuabile e quindi le fantomatiche tecnologie di quarta, quinta, sesta generazione - di cui qualcuno si riempie la bocca - creano divergenze sui tempi.
 
 
Passando alla questione sanità, come giudica l'operato del Governo in questo primo anno? Rinviene segnali positivi o ritiene urgente un'inversione di rotta?
 
Il Governo sta sbagliando tutto quello che poteva sbagliare in tema di sanità. Per Azione questo è il tema principale dalla fondazione: come abbiamo detto prima del Covid, la grande emergenza del Paese è rappresentata dalla sanità. Anche in questa legge di bilancio non ci sono nuovi fondi per la sanità, perché i 4 miliardi sono quasi un disinvestimento rispetto all'inflazione e a quelli che sono gli adeguamenti contrattuali. La nostra proposta era d'investire 10 miliardi di manovra sulla sanità: 2 per l'azzeramento delle liste d'attesa, 2 per l'assunzione e l'adeguamento salariale dei medici e 6 -  e questa è la grande priorità - sull'assunzione e l'adeguamento salariale del personale infermieristico. Quest'ultimo ha un gap rispetto all'Europa molto elevato e che oggi non permette né di trovare nuovo personale né di far sì che lavori a un grado di soddisfazione valido affinché non vada a lavorare all'estero. Quindi, questa è la nostra proposta, mettere al centro la sanità, renderla una priorità assoluta, che è quella di un sistema che se non trova le risorse scoppia. Purtroppo in finanziaria, almeno nella bozza di manovra che sta circolando, non ci sono queste risorse, ma ci sono meno risorse di quelle che sarebbero necessarie solo per adeguarsi all'inflazione.
 
A circa 8 mesi dalle prossime elezioni europee, non è ancora chiaro come si presenterà il partito. Calenda ha definito tramontato il progetto con Renzi: crede possibile un riavvicinamento a Più Europa e, più in generale, un ritorno al progetto del partito unico con altre forze dell'area liberale?
 
Credo ci sia un grande spazio per chi mette al centro la politica europea, l'atlantismo, il riformismo e anche un pò di liberalismo. E credo che questa casa sia Azione, quindi ci presenteremo con il nostro simbolo e il nostro partito. È chiaro che da qui alle elezioni ci possono essere altre interlocuzioni; il rapporto con Italia Viva è ufficialmente tramontato, perché il progetto del centro non ci riguarda, non ci appartiene e non è quello che stiamo cercando di costruire con altre forze politiche che possono essere i liberal-democratici europei o Più Europa. Io auspico un dialogo per la costruzione di un progetto ancora più ampio e condiviso, con delle anime differenti che cooperano. Se non dovesse essere così, ci sarà Azione, che ha sia le competenze sia la forza organizzativa per presentarsi alle europee in maniera autonoma.
 
 
A cura di
Valerio Antoniotti