Family Tree: le origini di Azione

Family Tree: le origini di Azione

Azione è il partito fondato da Carlo Calenda e Matteo Richetti nel novembre del 2019, rispettivamente ex ministro dello sviluppo economico ed ex portavoce del Partito Democratico renziano. I due, esponenti di spicco della corrente riformista e liberale, decisero di abbandonare i Dem quando questi ultimi scelsero di convergere coi 5 Stelle a sostegno del governo Conte II

A detta di Calenda e Richetti, troppe erano le differenze che li separavano dai grillini, trasformisti e populisti a tal punto da governare con chi fino al momento prima era stato tacciato di essere fautore di tutte le sciagure del Paese. 

 

Storia e princìpi

Azione nasce come partito liberal-progressista e riformatore: la vicinanza ideologica viene fatta risalire alla breve ma gloriosa storia del Partito d’Azione, in particolare al socialismo liberale di Carlo Rosselli e al liberalismo sociale di Piero Gobetti, intellettuali antifascisti uccisi durante il Ventennio. Il Partito d’Azione, fondato dai partigiani di Giustizia e Libertà e da illustri politici e pensatori come Ugo La Malfa, Piero Calamandrei e Norberto Bobbio, si sciolse nel 1947, ma espresse il primo Presidente del Consiglio, Ferruccio Parri. Le varie componenti del Pd’A si frammentarono, con alcuni che aderirono al Partito Socialista ed altri al Partito Repubblicano. Sin dai primi momenti, Azione richiama fortemente la sua identità liberal-sociale, e individua come temi cardine la ristrutturazione e il finanziamento della sanità (pochi mesi dopo la sua fondazione sarebbe scoppiata la pandemia da Covid, rivelando l’impreparazione del sistema sanitario italiano), della scuola, della transizione digitale ed energetica. Il proposito dichiarato di Azione, è quello di riunire un ampio fronte, composto da tutti coloro i quali rifiutano lo scontro ideologico come principale motore del dibattito politico e da coloro che si riconoscono nella difesa delle democrazie liberali: si dichiara quindi anti-populista e anti-sovranista

 

Calenda sindaco e la federazione con +E 

Nel febbraio 2021 il gruppo parlamentare di Azione/Più Europa dà il proprio appoggio al Governo Draghi, individuato come la figura necessaria a traghettare l’Italia fuori dall’epoca dei governi Conte, ai quali i due partiti in quel momento uniti anche in Parlamento avevano fatto una strenua opposizione. Il 2021 è l’anno dei primi successi elettorali, al fianco di Più Europa ed Italia Viva. Carlo Calenda, candidatosi a sindaco di Roma sin dall’ottobre precedente, conduce una campagna elettorale lunghissima che, pur non consegnandogli la vittoria, permette alla lista Calenda Sindaco di risultare col 19% la più votata e di essere determinante per il ballottaggio, nel quale prevalse il candidato del centro-sinistra Roberto Gualtieri. 

A Milano, invece, la componente azionista sceglie di correre all’interno della lista dei Riformisti per Beppe Sala, assieme a Più Europa e ad Italia Viva, che col 4% elegge undici consiglieri municipali e due consiglieri comunali, esprimendo un assessore nella giunta comunale. Il percorso di convergenza con le altri componenti liberal-democratiche si è sviluppato attraverso diversi episodi, il primo dei quali la federazione con Più Europa, il partito di Emma Bonino, Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi, che porta anche all’adesione al gruppo europeo dei liberali di Renew Europe. Con la caduta del governo Draghi nel 2022, aderiscono ad Azione le due ex-ministre di Forza Italia Mariastella Gelmini e Mara Carfagna. Pur registrando l’assenza di correnti definite, va delineandosi una triplice appartenenza  politico-ideale del partito, con la presenza dei socialdemocratici, dei liberali e dei popolari. Tale molteplice composizione determina l’indecisione di diversi membri del partito sui temi cosiddetti “etici”: al suo interno viene quindi lasciata libertà d’espressione, anche se Azione si dichiara favorevole al fine vita, al matrimonio per gli omosessuali, alla depenalizzazione del consumo di cannabis e allo ius scholae

 

Le politiche del 2022 e il partito unico

Lo spartiacque per il partito di Calenda sono le elezioni parlamentari del 2022: Azione le affronta dopo una complessa vicenda, che per diversi giorni è al centro del dibattito pubblico. Alleata inizialmente di Più Europa e del PD, a seguito dell’adesione alla coalizione dell’Alleanza Sinistra Italiana-Verdi e degli ex-5Stelle di Impegno Civico, Azione decide di rompere gli accordi, che si basavano su una spartizione dei collegi elettorali favorevolissima per il partito di Calenda. Troppe le differenze tra i programmi dei partiti (che nei fatti si contraddicevano tra loro), troppo elevato il rischio di “ingovernabilità” in caso di vittoria della coalizione di centro-sinistra. Poco dopo arrivò l’alleanza con Italia Viva di Renzi e la formazione del cosiddetto “Terzo Polo”. Con il 7,7%, la lista di Calenda e Renzi elesse 21 deputati e 9 senatori

All’indomani delle elezioni, Calenda annuncia la volontà di costituire un partito unico dei liberali con Italia Viva e Più Europa: anche questa volta, le cose non vanno come preventivato. In seguito alle elezioni regionali di Lombardia, Lazio e Friuli-Venezia Giulia, dove Azione e Italia Viva ottengono dei risultati a dir poco deludenti, Calenda annuncia il termine dell’esperienza di affratellamento con Italia Viva. Strascichi e polemiche si trascinano fino ad oggi, con i due luogotenenti di Renzi, Elena Bonetti ed Ettore Rosato, che hanno scelto di allontanarsi da Italia Viva e di aderire ad Azione. 

 

Azione è un partito relativamente nuovo, ma con radici che guardano ad una storia politica profonda e radicata, quella dell’azionismo storico. Il partito di Calenda rischia di contagiarsi con un male che ha già colpito irrimediabilmente il PD: la sua indeterminatezza ideologica. La missione di riunire in un’unica casa tre culture diverse fu già tentata dal PD, con fortune alterne. Il "fronte repubblicano” che mira a rompere il bipolarismo non può poi prescindere dalla legge elettorale, che ad oggi istituisce uno scontro muscolare destra-sinistra che, di fatto, fa comodo a tutti. Tranne che ad Azione e ai partiti suoi cugini. La sfida delle europee appare di vitale importanza per il percorso del partito di Calenda, fondamentale per arrivare davvero a rispondere ad una domanda che in molti si pongono: di che pasta è fatta Azione?

 

A cura di

Edoardo Arcidiacono