Family Tree: le origini di Forza Italia

Family Tree: le origini di Forza Italia

Forza Italia si è configurata nel tempo come l’erede dei democristiani di destra e, almeno originariamente, dei liberal-conservatori del PLI. Nata nel 1994 per mano di Silvio Berlusconi, rimarrà sempre dominata dal suo fondatore fino al giorno della morte di quest’ultimo, nel 2023.

 

La prima Forza Italia

Tutti conoscono lo storico discorso di discesa in campo di Silvio Berlusconi («LItalia è il Paese che amo…») con cui il 26 gennaio 1994 annunciava la nascita di Forza Italia.

Molti meno ricordano invece lendorsement di un anno prima a Gianfranco Fini, leader del MSI candidato sindaco di Roma. Secondo diversi studiosi, è questa la vera discesa in campo del Cavaliere, che politicamente si posizionò nello scacchiere di destra, «sdoganando i fascisti» come per sua stessa ammissione e opponendosi ai comunisti del campo progressista. Era la prima volta che un personaggio pubblico della fama di Berlusconi ostentava il suo appoggio ad un esponente post - fascista. Nel 1993 nascono i club Forza Italia, ancora prima del lancio del nuovo partito: non avevano alcuna possibilità di incidere a livello politico nel partito. Così rimarrà nel tempo, in quanto Forza Italia manterrà una struttura verticistica e sostanzialmente diretta dal leader.

Berlusconi scese in politica esaltando il suo ruolo di imprenditore pragmatico, capace di amministrare e di promuovere una rivoluzione liberaleche lItalia aspettava da tempo.

Forza Italia si configurò come un partito carismatico, in quanto tutto si giocava sulla comunicazione del leader; verticistico, perché le decisioni spettavano soltanto al leader; patrimonialista, perché il partito dipendeva dalla Fininvest, di proprietà dello stesso leader.

Alle elezioni del 1994 Forza Italia, alleata con Lega Nord e Alleanza Nazionale, risultò il primo partito italiano, ottenendo il 21% a soli tre mesi dalla sua fondazione. Il successo dipese dalla disgregazione del sistema partitico primo-repubblicano, dalla novità offerta dallo stile comunicativo di Berlusconi e da quello ideologico: per la prima volta in primo piano nel dibattito pubblico è una retorica liberal-conservatrice tinta di populismo, novità assoluta nella politica italiana. Ma a seguito della caduta del governo e della vittoria alle elezioni del 96 della sinistra, limpostazione liberale scemerà e verrà sfumata sempre più in un neoconservatorismo cattolico che configurerà Forza Italia come partito popolare e pigliatutti. Il 2001 è lanno delle elezioni e del contratto con gli italiani: Berlusconi si ritroverà nuovamente Presidente del Consiglio. A votare per FI sono in primis le casalinghe (1 su 2), poi i pensionati, i commercianti e gli artigiani, tutti provenienti più dalle province che dalle grandi città. Un elettorato periferico, per dirla in termini tecnici, e orientato in senso autoritario e clericale (secondo le rilevazioni, quasi la metà dei cattolici praticanti votava per Forza Italia).  

 

Il popolo della Libertà

Alle elezioni di aprile 2006, Berlusconi andrà incontro alla sconfitta: ne seguiranno diversi mesi di stop. La nascita del Partito Democratico nel 2007, impose al centrodestra laccelerazione di un percorso fino a quel momento avversato, ossia lunione in un unico partito.

Alle elezioni del 2008, caduto il governo Prodi II, Forza Italia e Alleanza Nazionale presentarono liste comuni sotto il simbolo del Popolo della Libertà: il successo fu strepitoso, e il PdL ottenne il 37% dei voti. La rivoluzione liberale però era scomparsa: troppo invitanti le pulsioni anti-immigrati e securitarie provenienti dalla pancia dellelettorato. Dalle elezioni in poi, per il Cavaliere, tutto si fece in salita: le voci che lo vedevano coinvolto in una vita dissoluta e in scandali sessuali di vario genere si facevano sempre più forti. La pessima gestione della crisi economica e la percezione di un Berlusconi dedito a festini e ad attività libertine con ragazze appena maggiorenni (su tutti, lo scandalo Ruby Rubacuori) decretò una perdita di fiducia profonda da parte della comunità internazionale nei confronti del Presidente.

La sconfitta di Milano alle amministrative, e la sconfitta nel referendum per labrogazione del legittimo impedimento (una delle diverse leggi approvate dal centrodestra per ritardare la comparsa a processo di Berlusconi), il rischio default per il Paese e la scarsissima reputazione internazionale, decretarono inevitabilmente la fine del Governo Berlusconi IV.

 

La seconda Forza Italia

Nonostante la perdita della metà dei voti, nel 2013 il PdL varò un governo di larghe intese col Partito Democratico a sostegno dellesecutivo di Enrico Letta. Lintesa al centro durò poco, poiché a seguito del voto del PD a favore delle dimissioni di Berlusconi dal Senato (in quanto condannato in via definitiva per frode fiscale), il suo partito levò la fiducia al governo. Ma i ministri pidiellini, in disaccordo con la scelta, lasciarono il partito provocando una scissione e la fine del PdL, già abbandonato da diversi ex-esponenti di Alleanza Nazionale come Ignazio La Russa e Giorgia Meloni. Così tornò Forza Italia: sbiadita, indebolita, non più egemone sul centrodestra ma anzi in posizione di rincorsa rispetto alla Lega.

Fu allora che Forza Italia decise di moderarsi in patria come in Europa, dove Antonio Tajani, braccio destro di Berlusconi e futuro segretario, venne eletto presidente del parlamento europeo. Linsolita moderazione fu strumentale a differenziarsi dalla Lega, che aveva adottato toni ancor più duri e violenti, e a riguadagnare consenso in quegli ambienti che avevano deciso di voltare le spalle a Berlusconi nel post-2011. Ma ciò non bastò a salvare Forza Italia dal disastro elettorale alle elezioni del 2018. Lo stato di salute di Berlusconi, poi, non contribuì alla ripresa del partito, che scivolò in terza posizione rispetto ai compagni di coalizione. Nel 2022 poi, il partito registrò il peggior risultato della sua storia, guadagnando solo l8% de voti. Ad oggi Forza Italia comunica sé stessa come la gamba moderata del centro-destra: ha risentito però della morte del suo leader e fondatore, che ha lasciato i vertici del partito in uno stato apparentemente confusionale.

Superato a destra da Lega e, sopratutto, Fratelli dItalia, Forza Italia rischia lirrilevanza elettorale. Che ne sarà del partito del Cavaliere?

 

A cura di

Edoardo Arcidiacono