Le elezioni hanno incoronato Putin per la quinta volta

Le elezioni hanno incoronato Putin per la quinta volta

L'autocrate di Mosca ha ottenuto oltre l'87 per cento dei voti contro tre candidati dell'opposizione controllata. Numerose le contestazioni, quasi sempre represse con la forza. Così a tal proposito Volodymir Zelensky: "Putin è un uomo ubriaco di potere che vuole regnare per sempre, questa persona deve finire sul banco degli imputati dell'Aja". A differenza dei governi occidentali, Cina, Corea del Nord e Venezuela hanno subito plaudito lo Zar per il raggiungimento del suo quinto mandato, a prova del legame strategico sempre più forte col Cremlino.

 

I dati ufficiali

Il trionfo di Vladimir Putin alle elezioni presidenziali, né libere, né democratiche, era ampiamente prevedibile da chiunque, forse il risultato più scontato di sempre nell'era post-sovietica. Lo Zar ha ottenuto l'87,8 per cento delle preferenze alle urne assicurandosi un quinto mandato e ulteriori sei anni alla guida della Federazione Russa. A seguire Nikolaj Kharitonov (Partito Comunista) col 4,3 per cento dei voti, Vladislav Davankov (Nuova Gente) con il 3,8 per cento e Leonid Slutskij (Partito Liberal-Democratico) con il 3,2: un'opposizione inesistente. L'affluenza al voto si è invece rivelata record, stimata ad oltre il 77 per cento contro il 67,5 per cento del 2018. Alle votazioni hanno partecipato anche le regioni ucraine illegalmente occupate e annesse dalle truppe di Mosca con i finti referendum del 2022 di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhya e Kherson, dove Putin ha ricevuto tra l’88 e il 94 per cento dei voti. I risultati di gran lunga più elevati sono arrivati dalla Cecenia, la repubblica federale governata dal brutale dittatore Razmand Kadyrov, dove le preferenze sono state il 98,9 per cento con un’affluenza del 96,5. Sono giunte numerose condanne da parte dei governi occidentali tra cui il nostro Ministro degli esteri Antonio Tajani e il suo corrispettivo britannico David Cameron. L'alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha dichiarato che "le elezioni in Russia non sono state libere ed eque e si sono basate sulla repressione e sull’intimidazione". Anche il segretario della NATO Jens Stoltenberg ha espresso parole dure a riguardo, condannando anch'esso lo svolgimento di elezioni in parti occupate di Georgia e Ucraina, considerandole "completamente illegali".

 

Le proteste

Migliaia di persone hanno risposto all'appello di Yulia Navalnaya (vedova di Aleksej), riversandosi in massa di fronte alle urne per esprimere il proprio dissenso nel cosiddetto "Mezzogiorno contro Putin". Una folla di votanti si è ammassata fuori dai seggi di tutto il Paese a mezzogiorno di domenica nell'ultimo giorno di elezioni presidenziali, dando ascolto all'appello dell'opposizione. I collaboratori del defunto l'hanno definita come un successo, pubblicando foto e video di persone che si sono riunite fuori dai seggi elettorali, oscurando i volti per proteggere l'identità degli stessi. Decine sono state le persone arrestate, secondo alcune ONG e attivisti per i diritti umani si tratterebbe circa di 74 persone in 16 diverse città russe. La protesta ha chiaramente trovato seguito in molte altre città europeo, divenendo a tutti gli effetti una flashmob di portata internazionale. Nonostante i rigorosi controlli, sono state segnalate decine di casi di danneggiamento e vandalismo ai seggi elettorali: una donna è stata arrestata a San Pietroburgo per aver lanciato un ordigno incendiario e altre persone sono state bloccate dalle forze dell'ordine per aver gettato inchiostro all'interno delle urne. Alcune fonti russe hanno anche diffuso immagini di schede rovinate dagli elettori con frasi come "assassino" o "ti aspettiamo all'Aja", in merito al mandato di arresto emesso contro Putin per crimini di guerra dalla Corte internazionale di giustizia. 

Putin, dal canto suo, ha già promesso duri provvedimenti nei confronti dei responsabili.

 

A cura di

Ferdinando Iuliano