Putin, Biden, il Medio Oriente: il punto della settimana

Putin, Biden, il Medio Oriente: il punto della settimana

Tentativi di pace in Medio Oriente

 
Mentre infuria la guerra tra Israele e Hamas, il presidente egiziano Al-Sisi ha convocato un summit sulla pace al Cairo, che si è tenuto sabato 21 ottobre. Presente buona parte della comunità internazionale, delegazioni Onu, Nato e UE. Assenti gli Stati Uniti. Sul tavolo della discussione erano presenti principalmente la questione degli aiuti umanitari e della sorte della Palestina. Nonostante le buone intenzioni, l’incontro si è concluso con un nulla di fatto, senza una dichiarazione finale, a causa delle divergenze tra paesi occidentali ed arabi. Il Presidente Giorgia Meloni ha avuto modo di incontrare il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmud Abbas. Dopo il summit, Meloni si recherà dal primo ministro Netanyahu a Tel-Aviv. 

 

Xi e Putin, l’incontro a Pechino 

Durante il forum sulla Belt and Road initiative tenutosi a Pechino il 17 ottobre, Vladimir Putin è stato accolto come ospite d’onore. È il suo secondo viaggio fuori dalla Russia dopo che la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di cattura nei suoi confronti. Il presidente russo e il suo omologo cinese hanno intrattenuto un colloquio per più di un’ora e mezza. I due hanno espresso ancora una volta la volontà di creare un ordine internazionale multipolare più equo e giusto, oltre al rafforzamento della cooperazione tra i due paesi. Nonostante l’incontro sia stato dipinto come un successo, Putin non è riuscito a portare a casa diversi importanti accordi: l’aumento dell’esportazione di grano verso la Cina e la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2. Inoltre, gli scambi tra Cina e Russia ammontano in questo momento a circa 200 miliardi di dollari, cifra ben più bassa rispetto al commercio con l’Occidente. Di conseguenza Xi Jinping rimane ancora molto cauto nell’aprire eccessivamente le porte a Mosca, per non precludersi l’accesso ai ben più ricchi mercati occidentali. 
 

Biden, il manifesto delle democrazie

Nel suo discorso alla nazione del 20 Ottobre, il presidente Biden ha presentato un grande piano per gli alleati degli Stati Uniti. La Casa Bianca ha chiesto al Congresso un maxi-finanziamento per la sicurezza nazionale di 105 miliardi di dollari, di cui più di 70 sarebbero destinati ad Israele ed Ucraina. Nonostante Biden conti sulla fiducia del Congresso, soprattutto per i fondi stanziati per l’immigrazione, la Camera dei rappresentanti è ancora nel caos per la mancata scelta del nuovo speaker. Nel discorso il presidente si è rivolto direttamente a quelli che sono considerati i principali nemici della democrazia: Hamas, Russia e Iran. La Cina non è stata citata direttamente, ma parte dei fondi sono destinati anche a Taiwan, al fine di contrastare l’espansionismo di Pechino. Secondo Biden, laddove dittatori e terroristi non hanno pagato il prezzo dei loro crimini, hanno causato ancora più caos e distruzione. Di conseguenza, se gli Stati Uniti non si impegnano in prima linea per fronteggiare tali minacce, anche se lontane, la loro sicurezza risulterà gravemente compromessa. Biden intende convincere un’opinione pubblica e una classe politica sempre più contrarie a spese così ingenti. 
 

E l’Ucraina? 

Il conflitto in Europa procede lungo i confini del Donbass. Le operazioni risultano lente da entrambe le parti, nonostante un cospicuo aumento degli scontri nell’ultimo fine settimana. Attualmente le truppe russe stanno concentrando le loro forze nei pressi della cittadina di Avdiivka, nella regione del Donetsk. Nonostante i vari tentativi di sfondare le difese ucraine, i russi sono stati respinti più volte, riportando ingenti perdite di mezzi corazzati. Grande aiuto per Kiev i missili ATACMS, di produzione statunitense, che hanno permesso all’esercito di abbattere ben 21 elicotteri negli ultimi scontri. 
 
 
A cura di
Lorenzo Rossi